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La strategia europea

La strategia europea

Maria Cristina Solfizi

LA STRATEGIA EUROPEA PER IL RICAMBIO GENERAZIONALE IN AGRICOLTURA E LE IMPLICAZIONI PER L’ITALIA

Il ricambio generazionale in agricoltura è oggi un argomento al centro del dibattito europeo e nazionale. Negli ultimi decenni, infatti, si è assistito a un progressivo invecchiamento della popolazione agricola, accompagnato da una ridotta capacità di attrarre le nuove generazioni. In Europa, nel 2020, la media degli agricoltori è di 57 anni e solo il 12% delle aziende sono condotte da giovani, di questi solo il 2,5% sono donne. La situazione italiana è ben peggiore in quanto la percentuale delle aziende condotte da giovani si ferma al 9,3%.

L’analisi dei dati statistici ed evidenze di ricerche mirate indicano che le aziende condotte da giovani sono più innovative, utilizzano tecnologie 4.0, adottano pratiche agronomiche più attente alla salute del suolo e dei consumatori, sono più attenti alla sostenibilità, sono aziende più informatizzate ed inoltre, i giovani tendono a diversificare il reddito, tramite le attività connesse, in modo tale da avere comunque delle entrate indipendentemente dall’annata agraria.

La percentuale dei terreni di proprietà dei giovani è inferiore rispetto a quella degli agricoltori anziani. I giovani agricoltori europei, oggi, coltivano circa 25 milioni di ettari, ma di questi solo 10 milioni sono di proprietà, mentre la restante parte (15 milioni) è in affitto. Nonostante questo, è stato riscontrato che la redditività media delle imprese condotte da under 40 è maggiore rispetto alle imprese condotte da over 40.

Le criticità e le cause al ricambio generazionale in agricoltura sono molteplici e spesso interconnesse tra loro: tra le principali si evidenziano le difficoltà di accesso alla terra e al reddito, l’elevato fabbisogno di capitale iniziale, nonché la complessità normativa e burocratica che caratterizza il settore. A questi fattori si aggiungono elementi di natura socioculturale, come la percezione dell’attività agricola come poco attrattiva o scarsamente remunerativa rispetto ad altri ambiti lavorativi, ed ancora oggi l’agricoltura è vista come faticosa e obsoleta, per cui i giovani decidono di abbandonare l’idea dell’imprenditorialità agricola e si dedicano ad altro.

Alla luce di queste criticità, le istituzioni europee e nazionali hanno progressivamente sviluppato una serie di politiche e strumenti finalizzati a favorire il ricambio generazionale, riconoscendo il ruolo strategico dei giovani agricoltori per l’innovazione, la sostenibilità e la resilienza del settore agricolo. In questo contesto, la Politica Agricola Comune (PAC) rappresenta il principale strumento messo a disposizione dalle nuove generazioni. È articolata in due pilastri: il primo, orientato al sostegno diretto del reddito, e il secondo, finalizzato allo sviluppo rurale e al rafforzamento strutturale delle aziende agricole. Accanto a tali strumenti, assumono particolare rilievo anche le politiche nazionali, in particolar modo quelle promosse da ISMEA, che intervengono attraverso misure finanziarie e agevolazioni volte a sostenere l’insediamento e il consolidamento dei giovani nel settore.

Inoltre, la Commissione europea nell’ottobre del 2025 ha definito una strategia mirata a favorire il ricambio generazionale in agricoltura. In questo documento sono riportate le criticità riscontrate a livello europeo e il piano con cui la Commissione europea intende affrontarle. L’obiettivo finale della Commissione è quello di raddoppiare la percentuale delle aziende condotte da giovani entro il 2040. Ovvero, si è prefissato di raggiungere il 24% di aziende condotte da giovani entro il 2040.

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