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Lo strano “Caso italiano”

Lo strano “Caso italiano”

Giampiero Bianchi

Amsterdam agosto 1920: la Federterra si racconta

Questa pubblicazione è per pochi (amici, compagni, colleghi e qualche curioso), quindi si invitano i perditempo a dirigere altrove i loro sguardi; scherzo, ovviamente, perché in realtà la Fondazione edita una vera “chicca”, commentata mirabilmente dal professor Giampiero Bianchi.

Siamo nel 1920 ad Amsterdam e si celebra il 1° Congresso del sindacato agricolo europeo (oggi potremmo definirlo così), Argentina Altobelli è sul palco, pronta a svolgere il suo intervento. Racconterà come è nata e cresciuta la Federterra, spiegherà quale fosse lo stato della agricoltura italiana e soprattutto quello delle donne e degli uomini che nel settore lavoravano. Evidenzierà le lotte, le sconfitte e le vittorie che costruirono le fondamenta della Federterra.

Spiegherà che non è una “donna sola al comando” ad avere organizzato un sindacato così numeroso e strutturato ma che ha avuto al suo fianco uomini e donne straordinarie, interpreti degli stessi sentimenti, motivati dagli stessi ideali.

Perché la Federterra è cresciuta e si è sviluppata, alimentata senza se e senza ma, da un intransigente riformismo e grazie a migliaia di delegati, quadri e dirigenti sindacali (oggi li chiameremmo così), tutti votati alla stessa causa e poco o niente interessati ai contorcimenti massimalisti del partito socialista di allora e di una parte del Sindacato, che oggi chiameremmo confederale.

Spiegherà ad una attenta platea di soli uomini (probabilmente) come è stato possibile in soli vent’anni costituire il Sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli più numeroso e strutturato d’Europa.

Tra le mani regge la “memoria” che in questo volume pubblichiamo integralmente.

È la storia della nascita e della affermazione della Federterra che rimarrà per sempre un modello da copiare (ma in pochi ci riusciranno, aggiungo).

Ora capite perché questa pubblicazione è per pochi. Non interessa di certo la storiografia ufficiale che ha sempre considerato Argentina una figura di secondo piano nel panorama del sindacalismo italiano e la Federterra un esempio da dimenticare nel cassetto.

Così va il mondo: una donna che, all’alba del ’900, mette in piedi una organizzazione sindacale con oltre 800.000 iscritti, ricca di centinaia di leghe comunali, di cooperative, di casse mutue e scuole popolari, capace di gestire ogni anno l’avviamento al lavoro di centinaia di migliaia di persone, che interloquisce con i Governi e ottiene importanti leggi a sostegno dei lavoratori, che non si inchina al fascismo né al richiamo del sindacato sovietico, ma rimane fermamente ancorata ai valori del socialismo laico e riformista, come la vogliamo definire se non una figura di secondo piano in un panorama italiano pieno di maschietti romanticamente rivoluzionari? E la Federterra? Un Sindacato votato al dialogo e al confronto con controparti e istituzioni; che costruisce il consenso dal basso, dando vita a cooperative e casse-mutue. Meglio non parlarne.

In realtà “la memoria” che Argentina tiene tra le mani è un documento fortemente rivoluzionario come potrete scoprire leggendola.

Dunque gli storici non sono stati finora interessati più di tanto a valorizzare il ruolo di Argentina e a spiegare “il miracolo” della Federterra, ma se ce ne è qualcuno interessato al libro ben venga!

Di conseguenza la pattuglia dei curiosi a giusto titolo, si restringe ai soli addetti ai lavori cioè ai sindacalisti.

Non tutti però. Se pensiamo ai compagni della Cgil, ancora oggi convinti che il collocamento debba essere pubblico, è ragionevole credere che non siano interessati a leggere dei successi di una organizzazione che il collocamento lo gestiva direttamente e in autonomia e lo considerava giustamente una delle colonne portanti della sua struttura.

Gli amici della Cisl? No ma per tutt’altro motivo, perché nella loro lettura della storia sociale dell’epoca, c’è posto solo per le leghe bianche, legate a doppio filo alla Chiesa con tutte le contraddizioni del caso.

Quelli veramente interessati alla storia della Federterra sono dunque solo i sindacalisti della Uil, non solo perché il DNA è lo stesso (laico e riformista) ma perché la Uil-Terra che sarà costituita trent’anni dopo, a partire dallo statuto, le assomiglia molto.

Le radici robuste della pianta cresciuta con tanta cura da Argentina Altobelli e dai suoi compagni, torneranno successivamente a dare buoni frutti con la UIMEC e la UISBA e, a partire dal 1994, con la Uila.

Quindi questo libro, dal momento che il campo di interesse è oggettivamente ristretto, è stampato in poche copie; nel caso mi sbagliassi, la ristampa sarà a mie spese. Quando ho letto “la memoria”, ho visto Argentina su quel palco ad Amsterdam. Spero che la lettura produca lo stesso effetto anche su di voi.

È sorridente e affabile nei modi e nelle parole come ce la raccontano le poche foto salvate dalla violenza fascista e le tante testimonianze raccolte da chi le è stato vicino. Gli occhi risplendono e anticipano alla platea le parole che sta per pronunciare. Nella sua testa, sono sicuro che l’incipit dell’intervento è: “ragazzi, non è una passeggiata ma anche nei vostri paesi si può costituire un grande sindacato agricolo, ora vi spiego come si fa”. Poi l’ho vista tirarsi un po’ su le maniche del vestito (scuro come sempre), aggiustarsi il cappello e cominciare. Mi sono annotato qualche appunto del suo intervento, l’esame approfondito dei contenuti della “memoria” spetta al professor Bianchi.

Spiega Argentina che bisogna garantire alle persone, che non è possibile organizzare dentro una fabbrica, un luogo fisico dove incontrarsi, organizzarsi, ricevere assistenza.

“Noi” – spiega – “le abbiamo chiamate leghe comunali e più ne apriamo e più cresciamo. Le leghe garantiscono assistenza alle persone, le avviano al lavoro, le informano e le formano sui loro diritti. Lì, in quegli uffici, la sera quando finisce la giornata di lavoro, nasce il Sindacato. Non è un miracolo. La lega funziona perché è autonoma da un punto di vista economico, quindi una buona parte degli importi delle deleghe sindacali deve rimanere lì”. Tra gli allegati troverete l’atto costitutivo, lo statuto, il regolamento e anche uno schema di bilancio della lega comunale della Federterra. Sono documenti così attuali che si possono copiare!

Qualcuno deve averle posto una domanda importante e immagino che questa sia stata la risposta “sì alla lega vengono tutti, anche i bambini a giocare perché le donne non possono lasciarli a casa da soli e poi, certo, operai fissi, stagionali, mezzadri, piccoli coltivatori anche persone che hanno semplicemente bisogno di un aiuto o di non sentirsi soli. Si, è difficile metterli d’accordo tutti, gli interessi sono diversi per questo ci siamo noi, i sindacalisti, che troviamo un punto di incontro in cui tutti si riconoscono. Sì, siamo molto bravi, dobbiamo esserlo perché a noi non ci aiuta la Chiesa e siamo molto lontani da Mosca. Quindi dobbiamo aiutarci da soli”.

La Lega comunale dunque motore della organizzazione, centro nevralgico della iniziativa sindacale poi a seguire le strutture provinciali e regionali a svolgere azione di coordinamento e il centro nazionale a gestire una associazione in costante crescita.

Davanti ad una platea attenta, Argentina spiega che, se questa è l’ossatura del sindacato poi bisogna aggiungere muscoli, cuore, cervello e alimentarlo costantemente con risorse certe e trasparenti.

Forse anche voi la sentite mentre spiega che “il Sindacato si fortifica con le lotte, con gli scioperi che però non devono essere mai fini a se stessi”. Ecco ora si sporge oltre il leggio per esclamare: “i lavoratori devono avere sempre ben chiaro il motivo della lotta, l’obiettivo da realizzare e al quale sacrificare una giornata di lavoro”.

All’epoca – aggiungo io – chi scioperava rischiava anche l’arresto o di rimanere ferito o ucciso negli scontri frequenti con la polizia e i crumiri. “Il cuore certo – continua Argentina – perché senza passione non si possono trasformare le sconfitte in successi, non si possono riaprire le leghe che a causa di qualche insuccesso vengono chiuse, non si può offrire alle persone un sogno da coltivare”.

Ma quando leggerete – se ne avrete voglia – il progetto di socializzazione delle terre, che in ogni Congresso era proposto come “il fine ultimo dell’azione della Federterra”, potrete verificare quanto la proposta fosse assolutamente pragmatica e percorribile anche in uno stato democratico.

Il cervello, quello ai riformisti non può mancare e le donne e gli uomini della Federterra ne avevano da vendere.

Ancora Argentina spiega che gli operai – all’epoca quasi tutti analfabeti – devono studiare, devono formarsi e far studiare i propri figli.

Man a mano che si riduce l’orario di lavoro fino ad arrivare alle otto ore giornaliere, questa raccomandazione diventerà sempre più intransigente. Non c’è futuro per il sindacato o per il lavoro se non si studia tutti i giorni e non si formano nuove leve.

Ecco che ora Argentina guarda la platea sempre più silenziosa e pone ai presenti una domanda retorica. “Voi pensate che un Sindacato così strutturato, abituato a confrontarsi e a scontrarsi con le controparti su salario, orario, tutele e diritti possa ritenersi un’organizzazione compiuta?” E subito si risponde: “assolutamente no”.

E qui comincia la parte più rivoluzionaria delle iniziative della Federterra perché il Sindacato sul territorio – spiega Argentina – deve essere legato a doppio filo alle cooperative che non sono solo di produzione e lavoro ma anche di consumo, perché nei comuni dove è possibile, si devono aprire scuole per insegnare a leggere e a scrivere o anche un mestiere, perché le casse-mutue, che cominciano a costituirsi, devono tutelare le persone con quelle che oggi chiameremmo prime forme di welfare.

Poi Argentina tira fuori, come si suol dire, l’asso dalla manica. Fa una pausa nel silenzio più assoluto (lo riportano i giornali dell’epoca), guarda i suoi interlocutori negli occhi e domanda “cari miei si possono fare i migliori contratti del mondo ma se non c’è chi ne controlla l’applicazione, di che parliamo?”.

“Quindi – prosegue Argentina – l’avviamento al lavoro nelle campagne in Italia lo gestisce la Federterra. Sì all’inizio è stata dura perché gli agrari non erano contenti di questa nostra decisione ma oggi, realtà per realtà, le nostre leghe hanno l’elenco dei lavoratori iscritti e delle aziende, il censimento dei terreni e il numero di giornate e di occupati necessari per lavorarle e così si chiude il cerchio”.

E tra gli allegati, a questa pubblicazione, potrete leggere come si costituisce e si gestisce un ufficio di collocamento.

È sufficiente? No, bisogna diventare interlocutori dei Governi perché i contratti di lavoro non bastano, ci vogliono leggi sugli orari, sulla sicurezza, sulle tutele per le donne, i bambini, gli anziani.

Bisogna entrare nelle istituzioni, aprirle al Sindacato, negoziare ogni giorno per fare un passo anche piccolo in avanti.

Non sono visioni, progetti, speranze, Argentina elenca risultati, spazi conquistati nelle istituzioni, leggi approvate dal Parlamento.

La rivoluzione riformista di Argentina Altobelli e della Federterra pragmaticamente
realizzata è straordinaria. Il Sindacato si è messo alla testa degli ultimi, dei dimenticati e ha migliorato costantemente le loro condizioni di vita e di lavoro, è diventato un interlocutore affidabile, ma sempre intransigente, di controparti e istituzioni firmando accordi e contratti e ottenendo leggi di sostegno.

C’è “un mondo” di esempi e di “successi” sindacali racchiusi nella “Memoria”.

Non voglio entrare nei particolari che il professor Bianchi sottolinea nelle pagine seguenti, voglio ricordarne uno solo perché si lega ai miei inizi sindacali.

È l’accordo che la Federterra sottoscrive con i Consorzi di bonifica in occasione dell’avvio delle due grandi opere di bonifica, che vedono coinvolti i territori di Mantova, Ferrara, Ravenna e Bologna e che ha dell’incredibile.

Un contratto di lavoro ad hoc, 8.500 assunti, tutti iscritti alla Federterra, un ufficio centrale di collocamento e tre uffici periferici dotati di tecnici che vigilano sulla corretta applicazione di leggi e contratti.

Ero sul divano di casa mentre leggevo “la memoria” di Argentina, mi sono alzato in piedi e ho tributato un lungo applauso a lei e a tutti i dirigenti della Federterra, donne e uomini straordinari, protagonisti di una stagione in cui il riformismo sindacale ha offerto il meglio di sé.

Nel libro che avete cominciato a leggere non troverete solo “la memoria” ma anche alcuni stralci dei Congressi svolti dalla Federterra in quei circa vent’anni, prima che il fascismo spazzasse via ogni afflato democratico.

Sono anch’essi molto interessanti perché anche da quelli si coglie l’evoluzione del sindacato. Un esempio evidente è dato dal passaggio dal primo Congresso, aperto senza una relazione (chi vuole prende la parola e racconta vittorie e sconfitte), a quelli successivi, introdotti da una relazione politica e, in seguito, con all’ordine del giorno temi specifici e interventi esterni di approfondimento.

Concludo con il ringraziare nuovamente il professor Bianchi per due motivi distinti: per avere, da vero segugio storico, riportato alla vita questa documentazione e per la dotta spiegazione che leggerete.

C’è chi si riconoscerà nelle donne e negli uomini che in quei vent’anni fecero grande la Federterra come è capitato a me, c’è chi dirà: “ecco da dove veniamo, ora tutto è più chiaro” e c’è addirittura chi penserà che quello nato in quelle leghe comunali, in quei luoghi di lavoro sia ancora oggi l’unico modello possibile di Sindacato.

Io l’ho sempre pensato e, per quello che conta, contribuito in un’altra vita a realizzarlo.

Buona lettura!

Stefano Mantegazza
Vice Presidente
Fondazione Argentina Altobelli ETS

Per richiedere una copia del libro scrivere a:
info@fondazionealtobelliets.it